Kimono realizzato con bustine di tè usate (150x130 cm)
Descrivendo la stanza del tè, nel suo Lo zen e la cerimonia del tè, Kakuzo Okakura scrive che “si lascia volutamente qualcosa di incompiuto affinché sia l'immaginazione a completarlo”. Ho iniziato a lavorare con le bustine di tè nel 2008. All’inizio le accumulavo, usate, dopo aver bevuto il tè. Pile di sacchetti che man mano che si asciugavano, prendevano colore e striature sempre diverse. Poi ho cominciato ad aprirle, svuotandole del loro contenuto per poi riporle, l’una sull’altra, in pile di carta. È quando sono diventate tante che ho cominciato a cucirle insieme: un grande telo di tè che ha accompagnato silenziosamente prima una scultura, poi per anni è rimasto arrotolato in laboratorio, a volte (raramente) è stato esposto. Mutare: diventare diverso, passare da uno stato, da una condizione, a uno stato o condizione diversi (Treccani). Si muta quando l’immaginazione si mette in cammino. Il telo ha preso la forma di un kimono, il tradizionale indumento giapponese. Per la sua realizzazione ho chiacchierato a lungo con Sachie Okada, cantante lirica originaria di Nagasaki, da tempo trasferitasi a Roma. La madre di Sachie, sopravvissuta alla bomba atomica, era un’esperta di kimono: li fabbricava, li vendeva, era depositaria di questa tradizione anCca. Lei sapeva esattamente quale kimono indossare per le diverse occasioni e come indossarlo. Sachie ha ricevuto in eredità un grande armadio pieno di kimono in sete preziosissime, ciascuno pensato e realizzato per poter essere passato di generazione in generazione anche modificando leggermente le misure: “mutuare” e “mutare”.